ChatGPT non è più sola. In effetti non lo è mai stata, ma negli ultimi anni si sono moltiplicati i chatbot basati sull’Intelligenza Artificiale in grado non solo di reggere il confronto, ma addirittura di superare, il prodotto del colosso statunitense Microsoft, proprietario di OpenAI.
In particolare nelle ultime settimane ha destato clamore il caso di DeepSeek, sviluppato in Cina e in grado, pur tra le censure imposte dal Governo di Xi Jinping, di fornire informazioni e redigere testi proprio come il prodotto a cui fa concorrenza. A ciò si aggiunga che, nonostante i sospetti di spionaggio industriale, questo risultato è stato raggiunto con un dispendio di risorse notevolmente inferiore rispetto ai predecessori e si potrà facilmente comprendere la ragione per cui le azioni delle maggiori Big Tech americane, tra cui Nvidia in particolare (cresciuta a dismisura negli ultimi 10 anni), hanno subito un tracollo che ha destato non poco panico tra gli investitori. Nulla di allarmante in realtà, molti tecnici ed esperti del settore avevano già ampiamente preventivato un primo scoppio di questa bolla: le IA hanno infatti legittimamente generato un’immensa quantità di interesse in tutta la popolazione, ma le loro potenzialità a livello di commercializzazione sono ancora tutte da scoprire e il loro, al momento ineluttabile, bisogno pantagruelico di energia inizia a destare non poche preoccupazioni riguardo al loro sviluppo, in un contesto in cui la riduzione delle nostre emissioni inquinanti continua ad essere all’ordine del giorno.
L’Europa, pur ancora indietro sul fronte dell’innovazione tecnologica, a sua volta si è messa in moto e di recente ha annunciato investimenti per oltre 200 miliardi di euro nella ricerca e nella costruzioni di Gigafactory sul territorio in grado di competere con il resto del mondo. Inoltre, con una scelta politica coraggiosa e che potrebbe rivelarsi lungimirante, è stato siglato un patto a Parigi che comprende 61 Paesi da tutto il mondo, in cui figurano Cina e India ma curiosamente non UK e USA, per una collaborazione in una ricerca aperta, inclusiva ed etica.
Allo stesso modo in Italia, pur con i soliti limiti dovuti ad una ricerca universitaria pesantemente sottofinanziata rispetto ai nostri concorrenti, stiamo assistendo ad un’innegabile volontà da parte del governo e di tutto il mondo politico, al di là dei partiti, di reagire e provare ad imporsi come un attore di primo piano quantomeno europeo, se non globale, di quella che potrebbe essere la tecnologia del futuro più ancora che del presente.